Giobrazo.com Salute Quali controlli dovrebbe fare uan donna dopo i 50 anni?

Quali controlli dovrebbe fare uan donna dopo i 50 anni?



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La vita di una donna, che tradizionalmente è una preziosa osservatrice della propria salute e di quella dei suoi famigliari, è comunque occupata da mille impegni, che ogni giorno la costringono a dividersi tra lavoro, famiglia, accudimento dei figli, e che di conseguenza la condizionano a non prestare un’attenta vigilanza a possibili segnali di eventuali patologie in atto, impedendole spesso di effettuare quei controlli preventivi che le possono garantire il benessere fisiologico.

Il ruolo fondamentale dei controlli

Secondo Francesca Merzagora, presidente dell’Osservatorio Nazionale della Salute della Donna (ONDA), che da sempre si occupa di prevenzione in ambito femminile per quanto riguarda le più comuni patologie che possono colpire le donne soprattutto in età post-fertile, il ruolo che esplicano i controlli costanti e scrupolosi, particolarmente durante il periodo della menopausa, è di rilevanza fondamentale. Infatti, la maggioranza delle malattie si manifesta inizialmente con alcuni segnali inequivocabili, che qualora vengano attentamente vagliati, rendono possibile una risoluzione tempestiva del problema, con evidenti vantaggi per la salute del soggetto.

Secondo numerose statistiche, è proprio l’età di mezzo che dovrebbe spingere la donna a riconsiderare il suo stato di salute, in quanto anche se si tratta di una fase della vita di mutamenti fisiologici del proprio corpo, la menopausa può nascondere innumerevoli insidie per la sua salute.

In questo periodo, i soggetti già provati psicologicamente dalla fine dell’età fertile, evento che comporta numerose alterazioni a livello della sfera psico-emotiva, sono portati a non dare la giusta importanza all’esecuzione di esami e di visite di routine.

Il 22 aprile, viene celebrata la seconda “Giornata Nazionale della Salute della Donna”, che Onda affianca alla seconda edizione di “H Open Week”, che si propone di promuovere sia a livello informativo che a livello pratico (servizi collegati) tutto ciò che è inerente alla prevenzione ed alla cura delle principali malattie della donna.

In particolare, la settimana dal 18 al 24 aprile, offre l’opportunità di prenotare ed effettuare gratuitamente visite, esami strumentali e consulti diagnostici presso 157 ospedali, contrassegnati dai bollini rosa, che hanno aderito all’iniziativa. Per prenotazioni ci si può rivolgere a www.bollinirosa.it

Alterazioni al capezzolo e noduli al seno

Le statistiche più aggiornate riportano che, oltre il 75% dei casi di neoplasia al seno, colpisce donne con età superiore ai 50 anni; da questi dati si deduce come il rischio di essere colpite da un tumore alla mammella, aumenta con l’avanzare dell’età.

Per tale motivo, si configura l’importanza fondamentale di non sottostimare qualsiasi genere di sintomo possa comparire a livello del tessuto mammario; primo fra tutti la presenza palpabile di qualsiasi formazione solida avvertibile con la palpazione. In questo caso si tratta di noduli, uno dei disturbi più comunemente riscontrabili nella vita della donna.

Vi sono tuttavia altre manifestazioni che possono fungere da campanelli di allarme e che consistono in:

  • modificazione dell’epidermide, che tende ad assumere il tipico aspetto a buccia d’arancia;
  • alterazioni della forma e della simmetria della mammella, comprendenti avvallamenti o rigonfiamenti;
  • trasformazioni del capezzolo, con protrusione verso l’esterno o verso l’interno;
  • perdita di liquido sieroso, o, ancor peggio, di sangue dal capezzolo;
  • turgore a livello di linfonodi ascellari, oppure localizzati a livello del collo o intorno alla clavicola.

È sufficiente la presenza di uno di questi sintomi per indirizzare la donna verso il proprio medico di famiglia, il quale valuterà la possibilità di consultare un ginecologo o, ancor meglio, un senologo, per l’effettuazione di indagini più approfondite e finalizzate a diagnosticare precocemente un’eventuale patologia in atto.

I programmi di screening esistenti su tutto il territorio nazionale, consistono nell’offerta gratuita dell’esame mammografico a tutte le donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni; purtroppo tale opportunità non sempre viene sfruttata in maniera adeguata da parte del pubblico femminile.

Alterazioni a livello dell’apparato gastro-intestinale

Una sintomatologia che dovrebbe allertare la donna in età post-fertile, è rappresentata da stitichezza, persistente gonfiore all’addome, e dolore pelvico; questi segnali presi singolarmente non sono considerati significativi, ma lo diventano qualora si verifichino contemporaneamente.

Circa cinquemila donne vengono colpite ogni anno dal tumore all’ovaio, una patologia neoplastica che, nella maggior parte dei casi, si rivela di notevole gravità. Trattandosi di una malattia generalmente asintomatica, nel momento in cui si manifesta si trova già in fase piuttosto avanzata, e questo è senza dubbio un fattore aggravante sia a livello diagnostico che a livello terapeutico.

Il fatto che i primi segnali siano aspecifici e facilmente confondibili con disturbi di altra natura, contribuisce a rendere quasi impossibile una diagnosi precoce. Vi sono però alcuni casi in cui la donna dovrebbe allertarsi e prendere in considerazione l’ipotesi di effettuare una visita specialistica, tali segnali sono:

  • sensazione di continuo gonfiore all’addome (meteorismo addominale);
  • dolore crampiforme intestinale;
  • alternanza di diarrea e stitichezza perduranti per lunghi periodi di tempo;
  • sensazione di sazietà anche lontano dai pasti;
  • impellente necessità di minzione;
  • perdite ematiche a livello vaginale.

Dopo la menopausa, le donne tendono a trascurare l’effettuazione di visite di controllo ginecologiche periodiche, mentre è proprio in questo periodo che il tumore all’ovaio può insorgere, dato che, secondo molte statistiche, la maggior parte dei casi si verifica tra i 50 e i 70 anni.

Oltre all’età, sussistono altri fattori di rischio, che sono:

  • fattori ormonali (ovulazioni prolungate);
  • famigliarità;
  • predisposizione genetica (positività ai geni BRCA1 e BRCA2)
  • obesità.

Possibilmente sarebbe consigliabile l’esecuzione di un controllo clinico annuale, accompagnato da ecografia trans-vaginale, una metodica assolutamente indolore e solo minimamente invasiva, che permette allo specialista di vedere in tutta chiarezza la morfologia e la funzionalità dell’apparato riproduttore femminile.

Dolori addominali e presenza di sangue nelle feci

Le statistiche più aggiornate confermano una netta progressione nel nostro paese del numero di nuovi casi di cancro del colon-retto, che nel 2016 erano 52400. Tale patologia neoplastica, la più frequente causa di morte dopo il tumore polmonare, può essere curata efficacemente ed evolvere in guarigione soltanto quando venga scoperta in fase precoce.

Nella maggior parte dei casi, inizialmente il disturbo consiste in una formazione benigna (adenoma), che, se non asportata, evolve inevitabilmente in carcinoma nell’arco di dieci anni, in quattro casi su dieci.

Questa forma di cancro è piuttosto rara prima dei quarant’anni, ma mostra un’incidenza decisamente elevata tra i 60 e gli 80 anni; purtroppo, un paziente su quattro si accorge della presenza di tale patologia soltanto in fase avanzata, quando le possibilità di intervento terapeutico sono ormai inefficaci.

Anche per quanto riguarda questa forma tumorale, la sintomatologia iniziale è piuttosto indefinita, e sovrapponibile ad altri disturbi, ma sarebbe buona regola porre particolare attenzione ad alcuni segnali, come:

  • presenza nelle feci di sangue rosso vivo, talvolta mescolato a tracce mucose;
  • dolore addominale, acuto o continuativo;
  • difficoltà di evacuazione;
  • senso di incompleto svuotamento intestinale, che può evolvere in una vera e propria occlusione;
  • diminuzione ingiustificata di peso corporeo.

Questi sintomi sono comuni ad altre malattie di minore gravità, come la RCU (retto-colite ulcerosa), il morbo di Crohn, la sindrome dell’intestino irritabile; nonostante questa evidenza, è assolutamente consigliabile rivolgersi al proprio medico quando si noti la presenza anche di uno solo dei sintomi sopra elencati.

Anche per questa grave malattia, è possibile effettuare uno screening gratuito, consistente in una semplice analisi delle feci (ricerca di sangue occulto, SOF), una metodica del tutto indolore, che viene offerta, su tutto il territorio nazionale, dalle singole ASL di appartenenza. Tale esame è raccomandato per tutta la popolazione sana (sia maschile che femminile) di età compresa tra i 50 e i 69 anni, anche se purtroppo meno della metà degli individui si serve di tale preziosa opportunità.

Soltanto nel caso in cui il test SOF risulti positivo ed indichi la presenza di sangue occulto nel materiale fecale, è indispensabile effettuare una colonscopia; si tratta di un esame diagnostico decisamente invasivo, che consente, mediante l’introduzione di una sonda ottica all’interno del canale intestinale, la visualizzazione delle pareti dell’organo e il contemporaneo prelievo di campioni di tessuto che andranno poi analizzati al microscopio.

In tal modo è possibile diagnosticare, anche in fasi molto precoci, la presenza di eventuali anomalie sia citologiche che istologiche dell’apparato intestinale, e contestualmente di rimuovere eventuali polipi o adenomi di piccole dimensioni.

Fragilità ossea

L’osteoporosi rappresenta un’altra patologia generalmente asintomatica che si manifesta improvvisamente con insorgenza di una frattura a vari livelli dell’apparato osteo-articolare, dopo che per anni ha agito in maniera silente.

Un segnale che dovrebbe mettere in allarme la donna, è rappresentato da un progressivo incurvamento della colonna vertebrale, con conseguente diminuzione di statura, che può arrivare fino a due o tre centimetri.

La femmina è geneticamente predisposta rispetto al maschio a possedere un patrimonio minerale osseo decisamente inferiore, e tale condizione costituisce un importante fattore predisponente alla malattia.

Tale patologia consiste in una riduzione di volume della massa ossea e contemporanea alterazione della sua struttura, con un marcato aumento di porosità e conseguente fragilità del tessuto osseo, che risulta dunque più facilmente suscettibile ad episodi di frattura. L’incidenza dell’osteoporosi si aggira sul 33% per le donne in età compresa tra i 60 e i 70 anni, per aumentare ad oltre il 66% relativamente a quelle di età superiore agli ottanta.

Esistono alcune strategie per prevenire efficacemente tale disturbo, anche soltanto modificando il proprio stile di vita:

  • un corretto regime dietetico variato ed equilibrato;
  • assunzione di quantità adeguate di calcio e di vitamina D;
  • moderata attività fisica;
  • eliminazione del fumo;
  • ridotto consumo di bevande alcoliche.

Esistono inoltre alcuni esami strumentali a cui sottoporsi con regolarità, come la MOC (mineralometria ossea computerizzata), la morfometria vertebrale, e la densimetria ossea, finalizzati alla diagnosi precoce di un’eventuale osteoporosi che in tal caso può essere trattata mediante terapie adeguate, prima che lo stato morfo-funzionale delle ossa venga definitivamente compromesso.

Anche in questo caso, la donna che attraversa la fase della menopausa, risulta particolarmente esposta, a causa della deplezione di calcio e di sali minerali conseguente ai mutamenti ormonali e metabolici che si intensificano progressivamente con l’avanzare dell’età.

Problemi a livello neurologico

Esiste una sintomatologia correlata alle funzioni neurologiche del soggetto, quali perdita di memoria, sia a breve che a lungo termine, lieve confusione mentale, incertezza nell’eloquio oppure nella scrittura.

Il processo di invecchiamento è spesso collegabile ad un incremento di patologie neuro-degenerative; si tratta di malattie croniche con andamento progressivamente invalidante, quali demenza senile, morbo di Alzheimer, e sclerosi multipla, che colpiscono le donne manifestandosi prevalentemente nel periodo della menopausa, con pesanti conseguenze sulla propria salute.

Spesso, anche in questo settore, inizialmente la sintomatologia risulta molto sfumata e poco chiaramente definibile, di solito associabile ai fisiologici processi di invecchiamento, oppure a manifestazioni causate da stimoli ansiogeni o stressogeni.

In realtà è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico qualora emergano alcuni campanelli di allarme, quali:

  • difficoltà a svolgere le consuete attività quotidiane;
  • estrema ed ingiustificata affaticabilità;
  • perdita di memoria;
  • ricorrente stato confusionale nella formulazione delle idee;
  • difficoltà d’eloquio;
  • alterazioni nell’attività di scrittura;
  • ingiustificati mutamenti dell’umore, di carattere o personalità.

Tutti i sintomi sopra elencati spesso contribuiscono all’insorgenza di un’anomala apatia che spinge il soggetto a trascurare i propri impegni abituali, tendendo ad un isolamento fisico e psico-emotivo. Possono subentrare anche altre manifestazioni per cui la personalità dell’individuo assume caratteri di aggressività, anche marcata, impulsività, tendenza alla lite, sospettosità ingiustificata, mania di persecuzione, autolesionismo fino a sfociare in vere e proprie crisi di violenza.

Disturbi organici legati al metabolismo

Nelle donne in post-menopausa si verificano spesso delle modificazioni nella composizione del sangue, facilmente rilevabili mediante esami clinici di routine; tali modificazioni riguardano principalmente la concentrazione di colesterolo circolante e dei trigliceridi, due componenti ematiche i cui valori condizionano l’insorgenza di numerose, gravi patologie.

L’ipercolesterolemia non viene considerata una malattia vera e propria, ma rappresenta uno dei più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di patologie cardiache e cerebro-vascolari, come l’infarto e l’ictus. Attraverso un semplice esame del sangue, è possibile valutare la percentuale di colesterolo circolante che, in condizioni fisiologiche, non deve superare i 200 mg per millilitro.

Quando le sostanze lipidiche sopracitate, introdotte principalmente mediante uno scorretto regime alimentare, sono abbondantemente presenti nell’organismo, incominciano a depositarsi a livello delle pareti dei vasi arteriosi, creano degli accumuli patologici (placche ateromatose) che ostacolano il corretto svolgimento della circolazione sanguigna.

In conseguenza a ciò, alcune zone del muscolo miocardico possono risultare non adeguatamente irrorate ed ossigenate, andando inevitabilmente incontro ad un processo di necrosi cellulare (infarto del miocardio).

Con la stessa genesi, gli accumuli di materiale lipidico possono andare a colpire vasi localizzati a livello cerebrale, innescando l’insorgenza di ictus, o infarto cerebrale.

Vi sono alcuni segnali che devono indirizzare verso il sospetto di tali patologie, e sono:

  • frequente cefalea prevalentemente mattutina;
  • vertigini e capogiri;
  • senso di stordimento persistente;
  • alterazioni della vista, come presenza di punti luminosi o visione nera;
  • ronzii auricolari.

Anche l’ipertensione rappresenta una delle più insidiose e comuni patologie che insorgono nel periodo post-menopausale. I sintomi più caratteristici di tale disturbo sono:

  • palpitazioni;
  • senso di oppressione a livello del collo;
  • vampate di calore, soprattutto nell’area facciale;
  • pulsazioni nella zona temporo-parietale;
  • eventuale epistassi (perdita di sangue dal naso);
  • capogiri e vertigini;
  • sensazione di ottundimento, soprattutto al momento del risveglio mattutino.

Il primo approccio terapeutico, qualora si verificasse uno o più dei sintomi sopra elencati, è rappresentato dall’atto di misurare la pressione arteriosa, una metodica assolutamente indolore e di facile esecuzione, che può essere effettuata anche in ambiente domestico. Secondo le linee guida dell’OMS (organizzazione mondiale della sanità), i valori fisiologici ottimali di pressione arteriosa sono i seguenti: pressione diastolica di 70 mmHg, e
pressione sistolica di 129 mHg, con una variazione pulsatoria (differenza tra pressione diastolica e sistolica) di 50 mmHg.

Vengono comunque considerati accettabili anche valori pressori compresi tra 90 mmHg per la minima, o diastolica, e 140 mmHg per la massima, o sistolica.

Qualora tali parametri vengano superati, si parla di ipertensione arteriosa, che richiede un approccio terapeutico mirato a normalizzarli nel più breve tempo possibile per evitare pericolose conseguenze.

Per le donne oltre i cinquanta anni di età, riveste particolare importanza la misura della circonferenza addominale, che, se elevata, indica un accumulo di lipidi a livello dei pannicoli adiposi, importante segnale di uno scorretto regime dietetico incentrato su cibi ipercalorici, contenenti poche fibre e quindi molto pericoloso per il loro benessere.

Il primo approccio per migliorare le condizioni di salute, è come sempre quello alimentare: nutrendosi con prodotti sani e preferibilmente ipocalorici, non raffinati e ad alto contenuto di fibre, si ottiene un deciso miglioramento delle condizioni di vita.

Disturbi a carico dell’apparato cardio-vascolare

Esistono alcuni segnali caratteristici consistenti in:

  • sudori freddi;
  • dolore alle braccia;
  • nevralgia al collo;
  • senso di oppressione al centro del petto;
  • nausea;
  • dolore alle arcate dentarie;
  • mal di schiena di tipo puntiforme;
  • senso di malessere generalizzato;

che nel loro complesso stanno ad indicare la probabile insorgenza di gravi patologie a livello dell’apparato cardio-vascolare, come angina pectoris, ischemia, infarto ed ictus.

Tali malattie costituiscono la prima causa di mortalità nelle donne che abbiano superato i 50 anni di età, e che quindi rientrino nella fascia del periodo menopausale e post-menopausale.

Il motivo di tale situazione patologica dipende dal calo degli estrogeni che si verifica alla fine dell’età fertile; gli ormoni estrogeni, prodotti durante tutta la vita della donna fino alla cessazione della sua funzionalità riproduttiva, esplicano un’azione protettiva nei confronti di molti disturbi dell’apparato cardio-vascolare.

L’ingresso in menopausa e la conseguente mancanza di tale protezione ormonale, rappresenta per le donne un notevole rischio nei confronti dell’insorgenza di gravi sindromi cardiache. A tale riguardo, la popolazione femminile, spesso tende a sottovalutare i primi campanelli d’allarme nell’erronea convinzione che l’epidemiologia di tali malattie sia maggiore nel sesso maschile, con un conseguente e pericoloso ritardo diagnostico e terapeutico.

I segnali da non sottovalutare a cui ogni donna dovrebbe prestare attenzione sono:

  • mancanza di respiro in assenza di attività fisica;
  • dolore toracico;
  • sudorazione fredda;
  • nausea ed eventuale vomito;
  • capogiri o vertigini;
  • oppressione al centro del petto;
  • dolore intenso ad uno dei due arti superiori;
  • dolore riferito al collo, schiena, mandibola;
  • senso di marcata astenia;
  • ansia ed angoscia immotivate.

Trattandosi di malattie molto gravi, sarebbe buona norma allertarsi anche qualora fosse presente uno solo dei sintomi sopra elencati, dato che, nella maggioranza dei casi, preludono all’insorgenza della malattia vera e propria.

In queste condizioni, il fattore determinante per salvare la vita dell’individuo è rappresentato dalla tempestività dell’intervento, motivo per cui è assolutamente consigliabile rivolgersi al proprio medico o ancor meglio ad una struttura di pronto soccorso nel caso insorgesse uno o più dei sintomi sopra elencati.

Come sempre, la prevenzione riveste un ruolo cruciale per cercare di limitare la probabilità di insorgenza di tali gravissimi disturbi. Un regime alimentare sano ed equilibrato, ricco di verdura, frutta, fibre ed alimenti non raffinati, rappresenta uno dei cardini fondamentali per assicurare un corretto svolgimento di tutte le funzioni metaboliche.

Anche il consumo di alimenti iposodici, con scrupolosa riduzione del consumo di sale, contribuisce a mantenere la pressione arteriosa entro valori fisiologici, e a non affaticare la funzionalità cardiaca.

Uno stile di vita attivo e con una moderata pratica sportiva (sono sufficienti soltanto trenta minuti giornalieri di movimento), il mantenimento del ritmo circadiano sonno-veglia (almeno sette ore di riposo notturno), la conservazione del peso ideale evitando tendenze ad ingrassare soprattutto nel periodo della menopausa, il mantenimento della pressione arteriosa entro valori fisiologici, e frequenti analisi del sangue per glicemia, colesterolemia e concentrazione di trigliceridi, sono tutte strategie vincenti per limitare al minimo la probabilità di sviluppare gravi patologie dell’apparato cardio-vascolare che si possono manifestare con particolare frequenza nelle donne dopo i 50 anni di età.

Concludendo, secondo quanto sottolineato da Francesca Merzagora, presidente dell’osservatorio nazionale sulla salute della donna, è indispensabile promuovere sempre maggiormente l’informazione relativa ai metodi di prevenzione per la salute della donna durante il periodo della menopausa. Infatti spesso una sollecitazione da parte di enti deputati alle attività sanitarie può allertare la popolazione femminile ad intraprendere dei percorsi diagnostici, come quelli esposti precedentemente, che hanno la finalità di scoprire il più precocemente possibile eventuali patologie anche gravi, per poterle curare attraverso protocolli terapeutici standardizzati su tutto il territorio nazionale.

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