Videogiochi come disciplina olimpica?

I videogiochi sono sempre più considerati talvolta dei veri e propri sport: nella fattispecie gli sport praticati davanti ad uno schermo, vengono denominati da alcuni anni E-sports; oggi questi ultimi sono all’attenzione del Comitato Olimpico, che si è già pronunciato riconoscendoli come un vero e proprio sport. Il passaggio successivo per gli E-sports, sarà il riconoscimento ufficiale come sport olimpico, che ancora non è stato ottenuto.

Il riconoscimento degli E-sports come disciplina olimpica

Passo dopo passo sembra davvero che i videogiochi possano diventare presto oltre che degli sport riconosciuti a tutti agli effetti, anche delle vere e proprie discipline olimpiche.

Il Comitato Olimpico Internazionale, al termine di un vertice tenutosi recentemente in Svizzera a Losanna, ha dimostrato di essere propenso ad un’apertura per il riconoscimento dei videogiochi come delle discipline sportive agonistiche, riconoscendo la loro costante crescita a livello internazionale, soprattutto tra i più giovani. Affinché i videogiochi possano essere riconosciuti a tutti gli effetti come delle vere e proprie discipline olimpiche, il percorso è ancora lungo e non del tutto in discesa: affinché uno sport possa essere riconosciuto come disciplina olimpica, esso dovrà dimostrare di avere una serie di requisiti indispensabili, al fine dell’ottenimento dell’importante riconoscimento.

Uno dei requisiti fondamentali affinché uno sport ritenuto tale, possa evolversi in disciplina olimpica è la diffusione su larga scala a livello internazionale; a tal proposito lo sport che ambisce a divenire disciplina olimpica, dovrà necessariamente essere presente in ciascuno dei cinque continenti, e con un’equa presenza di uomini e donne che praticano la disciplina sportiva. Lo sport dovrà inoltre rispettare e valorizzare i valori del Comitato Olimpiaco Internazionale, ed avere pertanto un’organizzazione che possa vigilare e controllare sul rispetto delle norme e delle regole del Movimento Olimpico.

Alcune delle norme fondamentali del Movimento Olimpico, riguardano ad esempio la battaglia al doping, alle scommesse e alla manipolazione in generale. Nel corso del meeting di Losanna, il CIO, insieme a GAISF ha iniziato ad intraprendere un dialogo costruttivo con l’industria dei videogiochi e i giocatori, per esplorare ulteriormente ed in modo approfondito questa disciplina.

I videogiochi possono definirsi attività sportiva

Il summit di Losanna ha visto la partecipazione del Presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach, diversi vicepresidenti dello stesso Comitato, nonché presidenti di diverse federazioni internazionali.

Da un comunicato a firma del Comitato Olimpico Internazionale, si evince che gli E-sports competitivi, possono essere considerati un’attività sportiva e i giocatori coinvolti in detta attività si preparano e si allenano con una particolare intensità, che per caratteristiche può essere certamente paragonata a quelle degli atleti delle discipline sportive tradizionali.

Gli E-sports sono certamente un fenomeno in forte crescita ed espansione, in Europa, negli Stati Uniti ed in Asia, in particolare tra i giovani; vi sono dunque tutte le premesse per la creazione di una nuova disciplina olimpica. Molto importante il fatto che i videogiochi di tipo sportivo, saranno sport dimostrativi nei prossimi Giochi Asiatici che si terranno nel 2018 in Indonesia; i videogiochi di tipo sportivo saranno inoltre una disciplina a pieno titolo nei Giochi Asiatici del 2022 in Cina. Si è anche parlato di un possibile coinvolgimento degli E-sports, e di un loro futuro alle olimpiadi, nell’edizione del 2024 che si svolgerà nella Capitale francese.

Oggi gli E-sports possono certamente vantare un numero significativo di giocatori internazionali e moltissime squadre che competono assiduamente in competizioni, con pubblico reale e virtuale. Il mercato dei videogiochi è in forte crescita ed espansione; basti pensare che l’industria dei videogames genera entrate che si aggirano oggi attorno al miliardo di dollari americani; i video games possono inoltre vantare un pubblico di oltre 500 milioni di spettatori.

I videogiochi uno sport, l’affermazione che fa discutere

In molte persone emerge certamente uno spirito decisamente conservatore e in parte romantico, in riferimento al valore e alla tipicità degli sport tradizionali; per tale ragione queste persone non vedono di buon occhio l’attribuzione dei videogiochi a disciplina sportiva vera e propria. L’idea classica dello sport, come impresa umana fisica, conserva dunque i suoi baluardi ideologici che ancora oggi contano e fanno sentire la propria voce autorevole; a tal proposito lo scorso 15 aprile, il Presidente del CIO, Thomas Back, aveva espresso la propria personale contrarietà su qualcosa che a suo parere non aveva molto a che fare con l’attività sportiva e in particolare con il concetto stesso di sport. Bach aveva già esplicitamente condannato in passato, la decisione di introdurre i videogiochi di tipo sportivo, nei programmi dei Giochi Asiatici nell’edizione indonesiana. Nonostante i ripetuti interventi di contrarietà da parte di Thomas Back, sembra che il percorso di riconoscimento dei videogames, come vera e propria disciplina olimpica, sia in continuo progresso; pare infatti che gli organizzatori delle Olimpiadi di Parigi 2024, si siano già espressi diffusamente circa i videogiochi da medaglia, prima dell’assegnazione ufficiale di questa edizione dei Giochi, che la capitale francese ha recentemente ottenuto in via ufficiale.

Quali videogiochi potranno diventare disciplina olimpica?

Aprire la strada al percorso che potrà portare a breve al riconoscimento degli E-sports non solo come sport, ma come una disciplina olimpica vera e propria ha dei limiti ben circoscritti: questo percorso non significa infatti aprire in modo indiscriminato al riconoscimento di qualsiasi videogioco presente sul mercato, di uno sport o di una disciplina sportiva; il percorso di riconoscimento dovrà infatti riguardare solamente quei video giochi che per caratteristiche tecniche potranno essere definiti con il termine di E-sports.

Il concetto di E-sport è compatibile con un videogioco multiplayer, nel quale i giocatori sono chiamati a sfidarsi in quelli che sono veri e propri tornei virtuali, per caratteristiche molto simili a quelli reali. Le discipline sportive degli E-sports, prevedono esattamente come gli sport tradizionali, un importante allenamento mentale e fisico; in particolare l’allenamento fisico riguarderà ovviamente le mani, ma anche il collo e la capacità di movimento e di resistenza dello stesso. Solo grazie ad un duro allenamento sarà possibile ai giocatori, eccellere nella disciplina e battere i propri avversari nel corso delle fasi di gioco delle competizioni. I giochi di simulazione si traducono in gare e competizioni particolarmente stressanti, che richiedono una notevole concentrazione mentale e una grande resistenza e capacità fisica. Elemento purtroppo negativo che accomuna gli E-sports alle comuni e tradizionali discipline sportive, è il fatto che anche per le discipline per così dire virtuali, vi è un fiorente mondo delle scommesse illegali che ruotano attorno ai videogames; non sono inoltre esclusi fenomeni legati al doping.

Soprattutto nel continente asiatico, gli E-sports sono capaci oggi di attirare grandi investitori e sponsor importanti; a tal proposito è un perfetto esempio della capacità di attirare investitori importanti, la League of Legends, la cui finale si è svolta nel prestigioso contesto dello Stadio Olimpico di Pechino e ha visto sfidarsi due squadre sponsorizzate da grandi sponsor internazionali quali Samsung e SK Telecom, ovvero una delle più grandi aziende al mondo e l’operatore di telefonia mobile leader in Corea del Sud. È fuori dubbio che gli E-sports oggi non sono certamente in grado di vantare quella grande tradizione sportiva che invece caratterizzano le discipline fisiche olimpiche. Tuttavia, è importante considerare che nessuna disciplina olimpica, per come la conosciamo oggi, ha origini particolarmente datate; basti pensare che il calcio può vantare un’età non superiore a cento anni circa.